Girl, Woman, Other

Un romanzo corale, fatto di voci di personaggi femminili di diversa etnia, età, provenienza, estrazione sociale ed orientamento sessuale. Ambientato nel Regno Unito, tra i primi decenni del ventesimo secolo ed i giorni nostri, e caratterizzato da uno stile a dir poco originale a metà strada tra lo stream of consciousness Woolfiano e le poesie di Rupi Kaur.
L’autrice è Bernardine Evaristo, scrittrice ed accademica britannica di origine nigeriana, le cui radici emergono nei numerosi suoni, immagini e profumi evocati in questo romanzo, che le è valso il Booker Prize nel 2019, ad ex-aequo con niente di meno che Margaret Atwood.

La narrazione vede l’alternarsi delle forme della prima e terza persona singolari ed è ampiamente e fortemente influenzata dalla storia e dalle peculiarità e personalità della figura sulla quale è incentrato ogni capitolo. L’impressione, pertanto, è proprio quella di essere dinanzi a numerose autrici di racconti vari ed eterogenei, che si intrecciano tra loro, così come le vite delle protagoniste stesse.
Infatti, il romanzo è suddiviso in quattro sezioni e ciascuna include tre capitoli, strettamente collegati gli uni con gli altri, dal momento che sono dedicati a personaggi legati da rapporti di varia natura.
Così, la storia e la vita di ognuna delle dodici protagoniste sono riportate non solo nel capitolo che le riguarda direttamente in prima persona, ma indirettamente anche negli altri, attraverso lo sguardo di altre figure. Accade, dunque, di farsi un’idea su un personaggio e che poi questa muti, avendone, in un altro capitolo, una prospettiva diversa, una visione dall’esterno che arricchisce e talvolta sconvolge quella iniziale.

Aneddoti divertenti e leggeri si intrecciano ad eventi strazianti e commuoventi. Episodi di vita mai rivelati e rimasti a lungo segreti e circostante di vita quotidiana vengono descritti e riportati con maestria, delicatezza e straordinaria schiettezza, tanto da creare un’atmosfera confidenziale capace di coinvolgerci direttamente e prenderci allo stomaco.
I temi sono tanti e vengono sviscerati e trattati da molteplici punti di vista: sessualità, relazioni di coppia, vita famigliare, rapporto tra genitori e figli, stupro, violenza fisica e verbale, discriminazioni di genere, razzismo, ed altri ancora.
Senza alcun dubbio, però, una delle riflessioni più interessanti che emergono dalla lettura del testo è la seguente: l’idea che abbiamo di noi stessi è spesso distante dalla percezione che hanno di noi le persone che ci sono accanto; talune volte in positivo ed altre in negativo.

Spesso non ci accorgiamo dei nostri pregi o di quegli aspetti del nostro carattere e della nostra personalità che gli altri considerano tali. Ci sottovalutiamo, diamo per scontate o banalizziamo molte nostre capacità. Svalutiamo la nostra ricchezza interiore perché esperienze passate ci hanno portato a farlo, a considerarci non all’altezza, non abbastanza.
A volte, invece, accade l’esatto opposto. Non realizziamo quanto alcuni nostri comportamenti ed atteggiamenti siano negativi e sminuiamo la reazione che chi possiede una sensibilità diversa dalla nostra può avere di fronte agli stessi. Diamo poca importanza al modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri, ci aspettiamo di essere capiti e raramente proviamo a capire. Pretendiamo comprensione, tolleranza ed accettazione delle nostre mancanze, ma non ci sforziamo di uscire dalla comfort zone nella quale ci siamo rinchiusi e di fare un passo verso quelle di qualcun altro.

Sono il confronto ed il dialogo – per definizione aperti e costruttivi, volti ad un avvicinamento, a varcare barriere ed abbattere muri – i soli mezzi attraverso i quali le protagoniste di questo romanzo riescono a coltivare dei legami veri e duraturi tra loro e con altre le figure che fanno parte della loro vita; mentre l’assenza degli stessi porta inevitabilmente alla fine di ogni relazione.
Siamo animali sociali, viviamo del rapporto che ci lega alle persone attorno a noi, e ciò che siamo è dato non solo dalla percezione che noi abbiamo di noi stessi, ma viene anche riflesso di rimando da coloro ai quali siamo più vicini. È attraverso i loro occhi che ci rendiamo così conto di essere diversi dall’idea che ci siamo creati nella nostra testa, a volte solo un po’, a volte invece radicalmente.

Vicinanza e contatto si rivelano fondamentali e scopriamo che, non solo i legami veri e sinceri ci consentono di avere una visione di noi a trecentosessanta gradi, ma le connessioni, quelle profonde, ci spingono anche a superare i nostri limiti e a sfruttare ogni nostra potenzialità – perché, in partenza, ci permettono di vederle veramente.
Vicinanza, contatto e condivisione, senza la quale non saremmo in grado di vivere a pieno ogni aspetto della nostra vita; né i momenti di luce, né tantomeno quelli un po’ più bui.
Chè da soli proprio non ce la si fa, ed abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a sorreggere un po’ del bagaglio di vita che ci portiamo sulle spalle e che ci sproni e stimoli a perseguire la versione migliore di noi, e risplendere.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...